Rimuovere informazioni personali o diffamatorie da un sito o blog su internet

    amministratore

    All’individuazione dell’illecito è necessario prendere provvedimenti subito! La legge italiana richiede un’azione legale entro 3 mesi dalla sua pubblicazione.

    Inviduare i soggetti responsabili, richiedere rettifica o rimozione dei contenuti tramite azioni cautelari come diffida e segnalazioni ed infine intraprendere la via legale per azione risarcitoria se non si trova collaborazione

    a) Informazione lesiva pubblicata a mezzo Stampa

    Soggetti Responsabili
    • Autore dello scritto
    • Proprietario della pubblicazione ed editore (art. 11, legge n. 47/1948)
    • Direttore responsabile (art. 57 c.p.)

    Tutele
    • Rettifica (inviata richiesta di rettifica di notizie ritenute false o lesive, ai sensi dell’art. 8, L. n. 47/1948)
    • Azione cautelare (limiti al sequestro- art. 21, comma 3, Cost.) tramite diffida e segnalazioni che il nostro studio “informatica in Azienda” può svolgere per voi, previa copia autentica del contenuto per conferire valore legale al documento di richiesta rimozione inviato, con ordini inibitori pro futuro, che impediscano il ricaricamento del medesimo contenuto illecito più avanti nel tempo
    • Azione risarcitoria
    • Riparazione pecuniaria (art. 12, legge n. 47/1948)

    Per quanto riguarda la responsabilità dell’editore, quella prevista dall’art. 11, L. n. 47/1948 costituisce una vera e propria ipotesi di responsabilità oggettiva.
    La responsabilità del direttore, invece, può sorgere per un vero e proprio concorso con l’autore nell’illecito diffamatorio, oppure ex art. 57 c.p., che individua un’autonoma figura di reato omissivo improprio (omesso controllo) relativo alla figura di direttore o vicedirettore di un’azienda giornalistica.

     

    b) Informazione lesiva pubblicata a mezzo Media audiovisivi

    Soggetti Responsabili
    • Autore dell’illecito
    • Il concessionario privato o la concessionaria pubblica ovvero la persona da loro delegata al controllo della trasmissione (spesso è il direttore di Rete)
    • Direttore responsabile (art. 57 c.p.)

    Tutele
    • Rettifica (art. 32-quinquies, D.Lgs. 177/2005, il quale prevede che “chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali, quali in particolare l’onore e la reputazione, o materiali da trasmissioni contrarie a verità ha diritto di chiedere al fornitore di servizi di media audiovisivi lineari, incluse la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo, all’emittente radiofonica ovvero alle persone da loro delegate al controllo della trasmissione, che sia trasmessa apposita rettifica, purché questa ultima non abbia contenuto che possa dar luogo a responsabilità penali. )
    • Azione cautelare tramite diffida e segnalazioni che il nostro studio “informatica in azienda” può svolgere per voi, previa copia autentica del contenuto per conferire valore legale al documento di richiesta rimozione inviato, con ordini inibitori pro futuro, che impediscano il ricaricamento del medesimo contenuto illecito più avanti nel tempo.
    • Azione risarcitoria

    Norme del Codice civile e quelle contenute nella l. 223/1990 e nel T.U. radiotelevisione (D. Lgs. n. 177/2005) per individuare i soggetti responsabili come per la stampa.
    In particolare, dalla previsione di cui all’art. 30, L. 223/1990, che richiama le sanzioni penali di cui alla L. n. 47/1948, in alcuni casi la giurisprudenza fa derivare una sorta di responsabilità civile, di fatto oggettiva, del concessionario privato o pubblico, ovvero della persona da loro delegata al controllo della trasmissione. Anche se più frequentemente la responsabilità di tali soggetti viene invece affermata ai sensi dell’art. 2049 c.c. (responsabilità dei padroni e dei committenti).

     

    c) Informazione lesiva pubblicata a mezzo Blog

    Soggetti Responsabili
    • Autore dell’illecito
    • Il titolare del diario di rete o blog
    • Il provider

    Tutele
    • Rettifica (art. 32-quinquies, D.Lgs. 177/2005)
    • Azione cautelare tramite diffida e segnalazioni all’autore della violazione se raggiungibile, al blogger e al Provider. Compiti che il nostro studio “informatica in azienda” può svolgere per voi, previa copia autentica del contenuto per conferire valore legale al documento di richiesta rimozione inviato, con ordini inibitori pro futuro, che impediscano il ricaricamento del medesimo contenuto illecito più avanti nel tempo.
    • Azione risarcitoria

    il titolare del blog risponde per concorso attivo (obblighi di vigilanza previsti dall’articolo 57 del Codice penale), per aver contribuito consapevolmente a condividere il contenuto lesivo altrui. Da qui l’importanza per la vittima di dimostrare di averlo informato tramite l’invio al suo indirizzo email di COPIA AUTENTICA e solo da questo momento decorrerà l’eventuale responsabilità del titolare del blog che non si sia attivato per rimuovere il contenuto segnalato. Ecco perchè la copia autentica è necessaria. Oltre ad essere un documento probatorio reca anche la marcatura temporale della acquisizione che costituirà data certa di invio della richiesta e prova che il titolare del blog ha intenzionalmente deciso di lasciare il contenuto online. Il blogger risponde dei contenuti anche di altri se pubblicati sul suo sito ( a livello risarcitorio si prefigura una precisa responsabilità se non si attiva per rimuovere i contenuti su richiesta del danneggiato, secondo gli articoli 2043 e 2055 del Codice civile ) ed in questo senso si è espressa anche la Corte europea dei diritti umani con la sentenza del 9 marzo 2017 (caso Phil vs Svezia), che ha escluso il concorso in diffamazione del blogger solo perchè aveva rimosso il post offensivo dopo essere stato avvisato e per di più pubblicando un chiarimento con relative scuse. In caso contrario, ovvero se non si riceve collaborazione per la rimozione, a rispondere dei danni saranno allora sia chi ha scritto il post sia il titolare del blog che concorre nell’obbligazione risarcitoria (Tribunale di Milano, sentenza 6467 del 7 giugno 2018). Anche qualora il blogger si voglia difendere dichiarando che il commento incriminato è stato fatto da un utente anonimo, o che la piattaforma utilizzata permette a tutti di lasciare commenti o che si tratta di diritto di critica a rispondere dei danni e dell’eventuale accusa penale sarà soltanto e comunque il titolare del blog. Chi lo gestisce doveva per legge moderare i messaggi e/o essere capace di distinguere un post offensivo da una critica legittimamente esercitata.

    La vittima infine potrà rivolgersi anche al provider che ospita il blog in questione e se il provider non prende provvedimenti nei confronti del suo cliente si potrà sostenere una corresponsabilità. La responsabilità del provider si fonda sull’articolo 16 del Dlgs 70/2003 che non impone un dovere generico di sorveglianza preventiva, ma prescrive all’hosting di attivarsi per la rimozione quando sia stato messo a conoscenza della presenza online del contenuto lesivo. Sarà importante, in questi casi inviare una formale diffida (con COPIA AUTENTICA del contenuto inviata tramite pec – servizio che possiamo svolgere per voi) al motore di ricerca in modo che in un eventuale successivo giudizio non possa sostenere di non essere stato messo a conoscenza della presenza di contenuti diffamatori online. (Tribunale di Modena, sentenza 1658 del 5 ottobre 2018)

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